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mercoledì 17 marzo 2010

Vi dichiaro Marito e Marito...Moglie e Moglie...Marito e moglie, tanto è uguale!

Mancano sei giorni al pronunciamento della corte costituzionale sulla legittimità del divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il 23 marzo, finalmente, dopo anni di battaglie portate avanti da una parte delle persone GLBT e dalla rete LENFORD, la corte costituzionale darà una risposta importante sulla delicata materia del matrimonio fra persone dello stesso sesso. A sollevare il problema del matrimonio omosessuale sono state due coppie di Trento e Venezia che, non accettando il divieto, hanno deciso di impugnare il tutto in sede giudiziaria.
Che cosa significherebbe, per il mondo GLBT, una sentenza favorevole al matrimonio omosessuale? Innanzitutto si costringerebbe l’Italia e la sua classe politica a guardare in faccia alla realtà e a cominciare a considerare le migliaia di persone GLBT che vivono in questo paese. Inoltre verrebbe superata l’idea che la chiesa e i “centristi” continuano a tirare in ballo ogni volta che si parla di questo argomento, cioè l’anticostituzionalità del matrimonio fra persone dello stesso sesso.
A prescindere da quante persone potrebbero esserne interessate, la possibilità di accedere a questa istituzione, che rimane, ovviamente, su un piano civile e non religioso, sarebbe un atto di civiltà e metterebbe l’Italia al pari di altri grandi paesi Europei che da anni si sono forniti sia di leggi per le coppie di fatto sia di matrimonio civile per le persone omosessuali. Personalmente, ed ho espresso più volte il mio pensiero, sono completamente in disaccordo con il matrimonio. Trovo che sia un’istituzione fallimentare anche per le persone eterosessuali per non parlare di ciò che ha significato a livello storico e sociale. L’assoggettamento della donna all’uomo, l’esaltazione del patriarcato, la violenza istituzionalizzata del maschio sulla donna, una cultura eterosessista, fallocratica e fallocentrica. Ma queste rimangono opinioni private, sono consapevole che non si può cambiare, dal giorno alla notte, un’idea ben radicata nella società allo stesso modo in cui, a quanto pare, sembra impossibile portare avanti una decrescita consapevole visto che ogni volta che si tocca il discorso legato al calo delle nascite scoppiano casi di isteria collettiva tali da richiedere un esorcismo di massa.
Comunque il matrimonio civile è un diritto che dovrebbe essere esteso a tutte le persone che ne vogliono accedere. Eterosessuali o omosessuali che siano. Si tratta di poter scegliere, di essere considerati come tutt* gli/le altr* cittadin*, di smettere di essere persone di serie B. Ben vengano quindi diritti per tutt* anche se qualcuno urlerà allo scandalo e dirà che le persone GLBT vogliono distruggere la famiglia tradizionale. Ci saranno i soliti e inutili Talk show in cui si tireranno in ballo le adozioni e così via (già vedo gente come la Mussolini urlare e strepitare da Bruno Vespa). Fortunatamente il progresso non si può fermare e prima o poi anche la chiesa e i ferventi oppositori saranno costretti ad arrendersi.

martedì 16 marzo 2010

Il paese degli allocchi!


Leggevo oggi, tanto per passare il tempo, un pò di notizie internzionali quando, per puro caso, mi è capitato sotto mano un giornale spagnolo che in uno dei suoi articoli annunciava:"Emesso il primo ordine di allontanamento per omofobia."
Son rimasta scioccata...vi giuro...Mica ci sono abituata...qua in italia di solito li si scarcera in quattro e quattr'otto con qualche scusa o qualche cavillo burocratico i bravi cittadini italiani che si impegnano anima e lama a difendere la moralità del bel paese. Qui da noi se ti piacciono i trans bhe...è meglio che tu ti dimetta se invece ti porti un vagone di...aspè mi sfugge il termine...ah si  Escort, non prostitute mi raccomando...sul posto di lavoro e magari le fai viaggiare pure coi voli governativi, sai per farle stancar meno, allora non solo riesci a cavartela con qualche buona battuta e qualche mazzetta ma riesci anche a nascondere qualche bella magagna politica. Qui se baci il tuo uomo per strada giochi alla roulette russa o ti becchi una bella denuncia per offesa al pubblico pudore o t'arriva un caloroso coltello nel fegato...non ovunque c'è da dirlo (e ci mancherebbe) ma vero è che ti tocca sempre guardarti le spalle!
Qui da noi...no permettetemi di dirlo...qui da loro le cose funzionano in modo un pò strano e poco ci vuole, per chi possiede il potere dell'informazione,  per nascondere le proprie malefatte dietro a notizie polverone che possano assorbire l'attenzione pubblica della gente e toglierla così dalle notizie più importanti e compromettenti!
Qui da noi...no ripeto, Qui da Loro!
Tu da che parte sei?

domenica 21 febbraio 2010

Sulle terapie riparative

Ho l'impressione che molte persone sappiano davvero poco sulle terapie riparative e sugli effetti devastanti che esse hanno sulle persone omosessuali ed in particolare su quelle persone che vivono in contesti sociali e famigliari avversi e difficili.
Di che cosa parliamo quando ci rifacciamo alle terapie riparative?
Dobbiamo innanzitutto citare alcuni “padri” fondatori delle terapie: Joseph Nicolosi, psicologo che opera ad Encino, California, e che ha fondato il NARTH (associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell'omosessualità) e Gerard Van den Aardweg, psicologo olandese che lavora in America.
I due “terapeuti” hanno idee abbastanza simili su come “curare” gli omosessuali ma sono in disaccordo sull'origine dell'omosessualità-
Per entrambi non è possibile che l'omosessualità sia di origine genetica tanto che Aardweg arriva a negare l'esistenza dell'omosessualità (anche nel mondo animale) sostenendo che tutti nasciamo eterosessuali e che poi, a causa del mancato inserimento nel periodo adolescenziale nei gruppi di origine, si possono sviluppare tendenze omosessuali.
Nicolosi invece sostiene che l'omosessualità (si parla di bambini preomosesssuali per evitare un riconoscimento naturale all'omosessualità e si tende a confondere tale orientamento con quelle che vengono definite “disforie di genere” per poter patologizzare l'omosessualità) è il risultato della mancata identificazione del bambino nella figura paterna (padre assente, debole, madre forte e troppo presente). L'omosessuale quindi va alla ricerca di quella mascolinità che gli manca (?) e che egli trova negli altri uomini. La “riparazione” consiste proprio nella mascolinizzazione dell'omosessuale per evitare che egli la ricerchi in altri.
Entrambi poi mettono in evidenza la differenza fra omosessuali e gay. Gli omosessuali, secondo il loro pensiero, sono persone problematiche che non vivono bene la propria sessualità: depressi, maniacali, ossessionati dal sesso, aggressivi, deboli. Essi vogliono essere guariti.
I gay invece fanno parte di una minoranza politicizzata che, insieme ai movimenti femministi, vogliono ribaltare l'ordine originale della sessualità e dei ruoli.
Sul sito Alleanza Cattolica ( http://www.alleanzacattolica.org/) il buon Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, membro di obiettivo chaire ( http://www.obiettivo-chaire.it ) sostiene che:
La Rivoluzione sessuale ha contribuito, con altre concause, alla crisi dell'istituzione familiare, e questa crisi non è a sua volta estranea all'emergere di problemi connessi con l'omosessualità, definita come una preferenza sessuale predominante e persistente per persone dello stesso sesso.
Una componente tanto chiassosa quanto minoritaria del mondo omosessuale è costituita dagli attivisti gay, che si prefiggono l'accettazione, da parte della società, dell'omosessualità come variante "naturale" dell'orientamento sessuale umano.
È importante distinguere fra omosessuali e gay: il termine "omosessualità" indica una tendenza o inclinazione sessuale, mentre il termine gay indica un'identità socio-politica. Non tutte le persone con inclinazione omosessuale s'identificano nello stile di vita gay, anzi: la maggioranza di loro non è orgogliosa di tale inclinazione, non considera "normale" la propria omosessualità e non teorizza il riconoscimento dello stile di vita gay come positivo per sé e per la società .
Da queste poche parole si capisce benissimo come il pensiero di molti psicoterapeuti riparatori sia estremamente distante dalla psicologia di base e dalle ricerche scientifiche. Piuttosto essi si rifanno alle congetture religiose contro l'omosessualità. In questa confusione fra psicologia e religione a farne le spese, tanto per cambiare, sono soprattutto le donne. La parola lesbica non viene quasi mai citata da Aardweg e da Nicolosi, si parla di omosessualità femminile e si arriva a sostenere che:
Una donna omosessuale deve avvicinarsi ai suoi ruoli “femminili”. Deve superare, per esempio, l'avversione per la cucina o quello di servire gli ospiti, per la cura dei bambini, per le faccende domestiche. Dovrebbero fare esercizi di remissività e obbedienza
Ora mettiamoci per un attimo nei panni di una persona minorenne che vive in una famiglia omofoba, pensiamo per un attimo di avere quindici anni. Non capiamo cosa sta accadendo attorno a noi, la nostra famiglia ci dice che siamo sbagliati, la società ci dice che siamo deviati. Ci viene offerta una “via di fuga”, ci viene detto che possiamo guarire, ci obbligano a pensare che siamo sbagliati.
Non so voi ma in cuor mio so di non poter permettere che un qualsiasi ragazzo o una qualsiasi ragazza si senta sbagliat* e sporc* e decida, forse, di fare un salto dal sesto piano per mettere fine all'odio che lo/la circonda.
I metodi per “uscire” dall'omosessualità sono legati a pratiche religiose e all'auto-annullamento del proprio Io.
Queste persone, gli psicologi riparatori, ci dicono che l'omosessualità è uno dei mezzi usati dal diavolo per creare disordine. Essi sostengono di non obbligare la gente a curarsi ma di accogliere le richieste di aiuto delle persone omosessuali. I metodi usati non trovano nessun riscontro concreto (a parte qualche testimonianza di “ex gay”) e non esistono criteri di ricerca espliciti e verificabili, non vengono neppure fornite descrizioni metodologiche.
Eppure la chiesa spinge per vedere attuate le terapie riparative.
Come avvengono queste terapie?
Attraverso l'autoanalisi, la preghiera, l'autosorveglianza, l'ammissione pubblica delle proprie tendenze, il pentimento, l'esercizio spirituale.
Queste terapie hanno trovato spazio anche in Italia ed esistono gruppi di “sostegno” che, probabilmente, le attuano. Oltre ai già citati alleanza cattolica e obiettivo chaire vi invito a visitare anche questi altri siti:






Che cosa possiamo fare contro la diffusione di queste terapie?
Come singoli occorre informarsi, c'è dell'ottima letteratura in commercio: “Gay e lesbiche in psicoterapia” a cura di Paolo Rigliano (che tratta un intero capitolo sul tema) e Margherita Graglia, autrice anche di “Psicoterapia e omosessualità” e “Essere omosessuali” di Richard Isay giusto per citarne alcuni.
Come gruppi invece trovo che la lotta alle terapie riparative sia poco presa in considerazione. Non vedo azioni forti e sarebbe il caso di cominciare ad agire in modo deciso.
Intanto rivolgendosi agli ordini dei medici e degli psicologi e psichiatri perché prendano una posizione univoca sulla questione delle terapie riparative. Dovremmo chiedere di bandire dall'albo coloro che ne fanno esercizio, occorrerebbe chiedere maggiore attenzione sulla confusione fra credenze religiose e medicina e/o psicoterapia, si dovrebbe attivare un'inchiesta per capire se queste terapie sono pericolose, da chi vengono fatte, in quale modo e a chi sono rivolte. Rilancio con forza la richiesta di un intervento di gruppo a livello giuridico e legislativo per chiedere che queste azioni vengano vietate alle persone minorenni e ritengo opportuna una richiesta di risarcimento contro le diffamazioni nei confronti delle associaizoni omosessuali da parte dei gruppi religiosi o delle singole persone che professano tali argomenti. Un'altra cosa utile sarebbe tradurre il materiale sui risultati delle terapie riparative e sui danni verso chi si sottopone spontaneamente o vi è costretto ( http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf ).
E poi ancora raccolte firme, richiesta di inchieste giornalistiche di qualità, petizioni all'Unione Europea, richiesta di commissioni per capire chi sia coinvolto e per quali motivi. Il movimento GLBT potrebbe fare moltissimo, non capisco il perché di questo silenzio e di questo immobilismo.

domenica 14 febbraio 2010

Petizione on line contro le terapie riparative

Questa è la seconda iniziativa contro le terapie riparative di Joseph Nicolosi che, lo ricordo, sarà in Italia a maggio.
Mi sono chiesto se chiedere a Report e a Presadiretta di fare un servizio su questo individuo e sui suoi centri fosse dannoso per la nostra comunità ma la serietà con cui le redazioni di queste due trasmissioni di inchiesta giornalistica svolgono il proprio lavoro mi ha indotto a superare i miei dubbi.
Vi chiedo ancora uno sforzo.
Se siete d'accordo firmate la petizione a questa pagina
Invitate altre persone a farlo, condividete e cercate di farlo sapere al maggior numero di persone. Se avete voglia e tempo dopo aver firmato la petizione mandate una mail ai seguenti indirizzi per mettere al corrente le redazioni che questo è un tema che ci coinvolge tutt*

Presadiretta
presa.diretta@rai.it

Report compilare il modulo alla pagina
Il prossimo passo sarà una petizione per spingere l'Unione Europea a prendere una posizione chiara in materia.
Grazie a tutt*

Il testo della petizione:
L'omosessualità non è una malattia eppure ci sono ancora persone, che si vantano del titolo di psichiatri, psicologi o psicoterapeuti, che, dietro compendo in denaro, attuano le cosiddette "terapie riparative".
Il padre di tali terapie, Joseph Nicolosi, fondatore del NARTH (National Association for Research & Therapi of Homosexuality) è sostenuto in America dalla destra religiosa e nel resto del mondo è visto con simpatia da alcuni movimenti cattolici e da una parte del clero. Nicolosi è anche autore di manuali che spiegano come "guarire" dall'omosessualità e a maggio sarà ospite di un seminario in Italia.
Ritengo doveroso, ancora una volta, sottolineare che l'omosessualità non è più considerata una malattia da molto tempo, come si evince dal DSM IV.
La mia preoccupazione è che queste tecniche vengano applicate a persone troppo deboli per difendersi e reagire, spinte dall'ignoranza, dai pregiudizi o dalla violenza sociale e familiare a intraprendere un percorso che le metterà ancora di più in contrasto con se stesse e con il resto del mondo. Traumatico poi sarebbe scoprire che queste terapie vengno imposte anche a minorenni.
Per questi motivi chiedo alle trasmissioni di inchiesta giornalistica Report e Presa diretta di occuparsi delle terapie riparative facendo finalmente chiarezza su punti che ancora non sono chiari.
A chi sono rivolte queste terapie? Chi le sponsorizza? A chi fa comodo inibire la natura delle persone? Perché? Quali profitti vengono ricavati da questi centri? Come vivono le persone sottoposte a queste terapie? In che modo avvengono? Si basano su precetti scientifici o religiosi? Nicolosi è riconosciuto dalle corporazioni mediche, scientifiche, psichiatriche? Quali sono i risultati reali di tali terapie?
Lungi da me voler fare pubblicità a questo personaggio e a queste terapie ma sono fermamente convinto che occorra fare chiarezza per evitare inutili sofferenze alle persone in difficoltà.
Cordialmente
Marino Buzzi

sabato 6 febbraio 2010

Sul sesso e sulla sessualità maschile

Difficile parlare di sessualità e sesso nel mondo maschile, molto difficile soprattutto se si vuole cercare di farlo nel modo in cui sto provando io, ancora più difficile se si cerca di non cadere in facili cliché, in stereotipi e in generalizzazioni che non servono a nessuno.
Impossibile, o quasi, trattare un tema così difficile in poche pagine, pericoloso e facilmente fraintendibile a seconda della visione, decisamente personale, che della sessualità ognuno di noi porta nel proprio retaggio culturale.
L'idea di affrontare questo argomento non è nuova, in un mondo sempre più illusoriamente libero, anche da un punto di vista sessuale (ma, attenzione, parlo di illusioni perché in realtà la nostra è una libertà controllata in cui nessun soggetto è mai libero veramente), ormai già tutto è stato detto e analizzato.
Il mio interesse principale è quello di provare a stimolare un confronto e di provocare una discussione che possa coinvolgere ognuno di noi in un'analisi che dal personale si possa trasformare in generale. L'idea nasce dalla visione di due film: “Notti selvagge” di Collard e “I testimoni” Techine, entrambi ambientati in decenni diversi dai nostri, anni in cui ben poco si sapeva di prevenzione e di malattie, anni vissuti con terrore soprattutto da parte delle comunità GLBT a causa della comparsa dell'AIDS.
In entrambi i film si parla di sesso e sessualità al maschile ed in entrambi viene messa in evidenza una particolare realtà sessuale molto diffusa, ancora oggi, nel mondo gay.
Paradossalmente mi rendo conto che per parlare della sessualità maschile occorre partire dalle lotte per l'affermazione e la liberazione del corpo, ostaggio della società e dell'uomo, da parte delle donne. Ho bisogno di prendere molto alla lontana il discorso della sessualità maschile perché, a mio avviso, i maschi non hanno mai sentito la necessità, in quanto autoproclamatosi padroni del mondo, di confrontarsi con la propria sessualità e le proprie identità.
La rivoluzione femminista, il rifiuto del corpo oggetto, la rivendicazione del proprio corpo e del proprio intelletto, l'autodeterminazione, le rivendicazioni sociali, culturali, ideologiche, sessuali e politiche hanno permesso alle donne di raggiungere una profonda consapevolezza legata all'importanza del riconoscimento della propria sessualità.
Consapevolezza mai raggiunta dall'uomo a causa di una profonda immaturità intellettuale e del suo considerare il sesso come forma di potere e di dominio oltre che di mediocre esaltazione del proprio ego.
Mi preme dire che le mie sono tutte considerazioni estremamente personali, libere da ogni tipo di preconcetto e/o indottrinamento machista, sto solo cercando di affrontare quello che per me è divenuto un problema reale di fallocrazia generalizzata. Viviamo in un mondo in cui tutto è scelto e deciso in base a logiche sessuali intese non come mero piacere ma come forma di dominio del maschio su tutti gli altri generi e/o specie (e con questo intendo anche la violenza del maschio non solo su altri esseri umani ma anche su tutti gli esseri viventi).
Il pene regna.
Mi premeva parlare di femminismo e delle lotte portate avanti dalle donne anche per altri motivi. Il primo è che tali lotte sono state, ovviamente, violentemente combattute dal maschio per impedire che divenissero ideologie largamente praticabili. Si è insinuato nella società il virus dell'assoggettamento al volere maschile, lo si è fatto in un modo subdolo attraverso, soprattutto, i principali mezzi di comunicazione tanto che oggi buona parte delle ragazze, soprattutto fra le più giovani, pensa che indipendenza significhi essere uguali al maschio (non tutte per fortuna e ci tengo a sottolineare che la resistenza femminile anche fra le giovanissime, pur avvenendo con metodologie diverse rispetto a trent'anni fa, esiste ancora ed è praticata). In secondo luogo mi serviva per affermare liberamente, anche se non dovrebbe essercene bisogno, che la sessualità femminile e quella maschile sono estremamente diverse.
Purtroppo non si può dire la stessa cosa fra maschio eterosessuale e maschio omosessuale.
Parlare di libertà sessuale all'interno del mondo omosessuale è dannatamente difficile perché si rischia, ogni volta che si toccano le ipocrisie quotidiane di buona parte della comunità, di sollevare un polverone e di venire etichettati come bacchettoni.
Il problema è che, sempre secondo la mia visione dei fatti, c'è una bella differenza fra libertà sessuale e libertà di scopare.
La libertà sessuale, e le donne lo hanno capito, passa solo in parte dal corpo. È un concetto più profondo, difficile, utopico forse ma terribilmente affascinante e intellettualmente stimolante.
Nei due film di cui ho parlato in precedenza, per esempio, si spaccia per libertà e indipendenza la possibilità di avere rapporti sessuali in libertà.
Non ho nulla contro il sesso, non sono legato all'idea romantica, se fatto tra due persone consenzienti trovo che ci possano essere ben pochi limiti e poi credo, come affermava kinsey, che la sessualità sia in continua evoluzione.
Proprio come l'intelletto.
Nessuna linea retta quindi, nessun facile e ipocrita moralismo.
Ma quando il sesso diviene una sorta di atto bulimico, un gesto meccanico, l'unica idea che ci spinge a compiere qualsiasi azione della giornata allora non stiamo più parlando di una sessualità matura e libera. Diveniamo, inconsapevolmente, schiavi del nostro pene (ancora di più di quello che già siamo) e delle nostre pulsioni.
Ho notato, nel corso degli anni, una certa insofferenza nei maschi omosessuali a parlare di luoghi e sesso. Come ho già detto sono cose che si fanno e di cui non si parla.
In questo caso, al di la' dei gusti sessuali, direi che fra omosessuali ed eterosessuali c'è un elemento in comune e uno estremamente differente. Quello in comune è, ovviamente, che il maschio è maschio, che sia eterosessuale o omosessuale (e mi scuso se tendo a generalizzare) è spinto da un idea comune che è quella di soddisfare le proprie esigenze e i propri bisogni.
L'elemento di maggiore diversità è che il maschio omosessuale si trova a portare avanti una partita con un essere ideologicamente molto simile a se', c'è un approccio sessuale con elementi conosciuti, una “libertà” di azione più ampia rispetto a quella che il maschio eterosessuale si trova ad avere nel rapporto con una donna e non perché una donna non possa desiderare solo il sesso, non mi permetto di dire questo, ma penso che il retaggio culturale a cui è sottoposto il maschio (lo ribadisco: il maschio e non la donna) lo spinga a farsi molti più scrupoli rispetto ad un omosessuale. Questo potrebbe anche essere alla base di una certa violenza, la repressione sessuale di molti maschi sfoga poi in atti non controllati. Esistono anche luoghi di scambio sessuale eterosessuale: scambismo, battuage, locali ma sono sempre minori rispetto al fenomeno omosessuale. Credo che per il maschio eterosessuale sia molto più facile scegliere di pagare per sfogare i propri istinti piuttosto che doversi confrontare alla pari con una persona di sesso opposto.
Come dicevo non pretendo certo di esaurire un argomento così complesso in poche parole e continuare a parlare in modo così generalizzato non aiuta e non fa bene a nessuno.
Il vero problema è che il sesso continua ad essere un argomento di cui si parla pochissimo da un punto di vista sociologico, siamo così spaventat* dalla sessualità, abbiamo interiorizzato così tanto il senso del peccato che preferiamo rimanere nell'ignoranza piuttosto che affrontare l'argomento. Trovo, purtroppo, che, soprattutto nel mondo omosessuale maschile, si perdano continuamente occasioni utili alla discussione, l'interesse legato allo studio delle sessualità e del sesso, le ricerche e le pubblicazioni (in Italia) sono ancora troppo poche e sia per motivi di ipocrisia sia per motivi di interesse (e torno a ribadire il ruolo di arcigay nel mondo della fasulla libertà sessuale di dark, saune, locali ecc...) l'argomento è poco apprezzato e approfondito. Peccato perché potrebbe essere stimolante occuparsi di giusta e corretta sessualità anche per aiutare le nuove generazioni a non essere succubi di una mentalità fallocentrica, utile anche per costruire una nuova idea di sessualità. Il sesso, come ogni cosa, può essere uno strumento piacevole, di conoscenza, a volte usato con leggerezza (non con stupidità però), altre per divenire parte di un elemento più vasto, divertente, gioioso. Ma, allo stesso modo, può essere anche uno strumento di violenza, di repressione, di assoggettamento. E poi può divenire un tarlo che ci rende schiavi al punto da annullare ogni altra cosa e a spingerci a strisciare nel buio in cerca di un orgasmo.
Ancora una volta credo che potremmo imparare molto dalle ideologie delle differenze. Peccato che sempre più spesso si tenda a rifiutarle.

martedì 2 febbraio 2010

Mazze, palle e uomini veri!



Ok il titolo è equivocabile...ma che ci volete fare, succede!
Parliamo un po' di sport... scendendo nel dettaglio:Football Americano e Super Bowl!
Ma cos'è sto super bowl?
Altro non è se non l'evento sportivo più atteso e seguito d'america con una media di 85 milioni di spettatori, l'incontro che decreta il vincitore della National Football League, la lega professionistica statunitense di FootBall Americano, l'evento che paralizza su poltrone seggiole sedie tappeti e sgabelli giovani e adulti in tutti gli USA.
Vista la portata dell'audiance dell'evento gli emittenti televisivi statunitensi si alternano nel trasmetterlo (evviva la par condicio). Vi lascio solo immaginare la sanguinosa battaglia a colpi di dollaroni che ogni anno si scatena fra associazioni e aziende per accaparrarsi uno spazio pubblicitario durante i break della partita, il tutto alla modica cifra di circa 2.5 milioni di dollari per uno spot di 30 secondi.
Fra i vincitori della guerra pubblicitaria di quest'anno c'è anche lo spot di Mencrunch, un sito di appuntamenti gay, in cui due ragazzi intenti a guardare una partita si sfiorano la mano prendendo delle patatine cosa che, accompagnata da una musichetta romantica e plateale, fa scatenare fra loro una travolgente passione il tutto in chiave mooolto ironica. O meglio...c'era!
Come mai questa correzione di tempo verbale? Bhe perchè la Cbs, emittente a cui quest'anno spetta l'onore e il guadagno di trasmettere l'evento, ha pensato bene di bloccare la messa in onda dello spot e di sostituirlo con una pubblicità pro-life, ovvero contro l'aborto, cosa che ha ovviamente alzato una forte polemica da parte di associazioni femministe, pro-choise e LGBT...cosa per altro condivisibile.
Che dire, c'è poco spazio per un bacio gay durante la diretta di una partita di football americano piena di veri maschi rudi e sudati e tanto per messaggi assolutamente poco plebiscitari e forse, lasciatemelo dire, alquanto moralisti?
Proverò a leggere sul galateo se è poco di classe della sana ironia e un banale bacio.
Nel frattempo resto perplesso!

martedì 26 gennaio 2010

Somewhere In The Rainbow

Assurdo, nemmeno nei dizionari on-line si trova una definizione di omofobia o almeno io non l'ho trovata... tenterò di abbozzarne una... Vediamo... equazione letteraria... Omofobia = omo+fobia.
Omo= [greco: omòs = identico] primo elemento di parole composte; indica uguaglianza, identità.
Fobia= paura e avversione morbosa per determinati oggetti o situazioni.
Risultato... Avversione che spesso viene esternata in modo violento e brutale verso persone omosessuali. Fonte principale di contagio: l'ignoranza.
Si, diciamo che così può andar bene.
Che dire... purtroppo forse la discriminazione maggiore che la Comunità LGBT subisce, a mio modesto parere, è quella auto-imposta che è tanto più forte quanto meno l'individuo ha la possibilità di esprimere la sua normalità in maniera serena e naturale.Non ne parlo senza cognizione di causa, io stesso vengo da un paesino di poche centinaia di persone disperso fra boschi e colline dove probabilmente buona parte della popolazione considera l'omosessualità come una malattia mentale (cosa per altro smentita SOLO nel 1991 dall'Organizzazione mondiale della sanità che l'ha esclusa dalla classificazione delle malattie mentali, praticamente per i primi 3 anni della mia vita facevo ancora parte di una fascia della società definita mentalmente deviata). Va detto che sicuramente la vita per un ragazzino che s'accorge di avere preferenze differenti da tutti coloro che lo circondano non è facile e drammaticamente la strada che più spesso viene percorsa è quella dell'auto-colpevolizzazione e del rifiuto della propria tendenza sessuale naturale cosa che indubbiamente porta con il passare del tempo ad un profondo stato di frustrazione e di degradazione interiore causato dalla mancata auto-accettazione.Devo dire che pur essendo cresciuto in un ambiente non favorevole alla cosa personalmente non l'ho mai vissuta come un problema, ma purtroppo per la maggior parte dei casi ancora non è così.
Inutile lamentarsi del fatto che l'omosessualità in italia non è ancora accettata quando noi per primi non accettiamo noi stessi nascondendoci sovente dietro maschere abilmente modellate ad immagine e somiglianza di ciò che la società vuol vedere.
Siamo gay, lesbiche, trans e bisex anche fuori dai locali o dai pride, non abbiamo nulla da nascondere.

L'obbiettivo di questa sezione altro non è se non il parlare dell'omosessualità e dei problemi che ancora oggi, in quello che viene considerato primo mondo, la comunità LGBT è costretta ad affrontare in termini di discriminazione quando non addirittura di violenza gratuita e immotivata.

Forse troppo tardi o forse solo per mettere a tacere il crescente senso di fastidio percepito da una buona parte della società in seguito ai numerosi casi di violenza omofobica degli ultimi tempi la comunità europea ha proposto ai governi degli stati membri di realizzare spot di sensibilizzazione all'argomento.
Non potevo non pubblicare quello che personalmente preferisco, direttamente dal portogallo:

venerdì 18 dicembre 2009

Rubriche

DIARI ESTERI
Con i Diari esteri vorrei limitarmi a raccontare storie di vita quotidiana da una prospettiva diversa. Dalla prospettiva di chi si sente straniero perché sradicato dal suo usuale modo di relazionarsi, dalle sue abitudini, dalla sua consuetudine vitale. Dalla prospettiva di chi effettivamente straniero è. Perché è lontano, magari non troppo, e comunque distante dalla sua città, dalla sua famiglia, dai suoi amici e dai suoi affetti. Dalla sua casa e dalla sua lingua.

GREEN ATTITUDE (?)
Cos'è l'ambiente? Perché "torna" di moda ultimamente? Sono davvero due argomenti distinti quando si parla di esseri umani e di natura? è proprio quello che cercheremo di capire e di cui cercheremo di discutere attraverso questa rubrica.
La sfida ambientale che attraverseremo durante il XXIesimo secolo non è unicamente un problema per "ambientalisti" o "animalisti", ma una questione sociale, ecomomica e politica che ci riguarda nella vita di tutti i giorni.
La rubrica Il Cantastorie ha la pretesa di raccontare favole non favole, utopie concrete, sogni tangibili.

Il mio amico Ciak dice che se puoi immaginarlo, puoi anche realizzarlo. Lui è un esperto nel prendere la realtà e trasformarla in finzione. Poi aggiunge un ingrediente magico e la finzione trabocca nella realtà. Ciak ci racconta cosa è accaduto durante la settimana con gli occhi di un aspirante regista. Legge il giornale e gli viene in mente un film.
 
Kaleidos si propone di essere un semplice strumento, un gioco forse, per allenare l’occhio a percepire i colori, per allenare la mente ad inventare nuove forme!
L'obbiettivo di questa sezione altro non è se non il parlare dell'omosessualità e dei problemi che ancora oggi, in quello che viene considerato primo mondo, la comunità LGBT è costretta ad affrontare in termini di discriminazione quando non addirittura di violenza gratuita e immotivata.


TESTA O CROCE?
Nord o Sud? Scegliere o non scegliere? Informarsi o non informarsi? Sapere o sconoscere? Mafia o Antimafia?
Poche semplici domande per capire se si è interessati a questa rubrica, a questo libero spazio.

Alice Boum © www.Blogger.com changed Un Blog di Disobbedienza Creativa by http://aliceboum.blogspot.com