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lunedì 28 giugno 2010

ISRAELE: CERCA DI GUADAGNARSI IL CIELO?

Cara Alice, vorrei tanto che con il passare del tempo le tensioni nel mondo diminuissero in modo tale da poter essere tutti più tranquilli. Ma purtroppo non è cosi, le tensioni si acuiscono sempre di più e le previsioni non sono delle migliori.

Si prepara una guerra in Iran. Questo per alcuni può non essere un mistero, ma forse le modalità e la tempistica lo sono un po’ di più. Altri diranno che siamo dei paranoici, e noi saremo contenti se loro avranno ragione. Si prepara una guerra in Iran, architettata dagli Usa con l’appoggio del suo braccio armato nella mezzaluna orientale, Israele.

E’ da tempo che gli Usa spingono per inasprire le sanzioni economiche nei confronti di Teheran, al fine di evitare che possano sviluppare tecnologia nucleare, anche se l’Iran ha sempre dichiarato di volerlo fare per fini civili. Ma le pressioni non sono servite a nulla, e l’Iran va avanti. Sai Alice, sono gli Usa che decidono chi può e chi non può avere il nucleare. Pensa, impongono sanzioni all’Iran che dice di volerlo fare per fini civili e non lo fanno con Israele che lo ha fatto per fini militari. E sai perché non la sanzionano? Perche Israele non ha firmato il trattato di non-proliferazione (TNP), mentre l’Iran lo ha fatto. Non ti sembra un po’ illogico? E si, non ha senso, ma ormai a queste cose ci hanno abituati da tempo.  

Il problema è che Israele ha fretta. E forse anche gli Usa. D’altra parte, se a compiere azioni militari è Israele, l’immagine degli Usa di “modello di democrazia” non ci rimette enormemente. Ma c’è qualcuno che ancora ci creda? Oggi si legge sul sito di “repubblica.it” che secondo gli Usa l’Iran potrebbe creare due bombe nucleari entro il 2012. Ma, a prescindere dal fatto che tutti gli esperti negano questa possibilità, c’è qualcuno che creda ancora agli Usa? Ma tornando al punto, Israele vuole fare presto, ed ha bisogno di garantire la riuscita dell’operazione. Gli Usa d’altra parte dovranno pensare alle eventualità, ovvero: a) guerra soft, quindi a come far cadere il governo ed a come rimpiazzarlo con uno più “amico”, oppure, b) guerra aperta ed interminabile (vedi Iraq o Afganistan) e quindi lauti guadagni per petrolieri e produttori d’armi. In entrambi i casi, tranquillità per Israele. Almeno in teoria. Perché un’altra guerra renderebbe quella zona del mondo davvero pericolosa, una vera e propria bomba di tempo.

Abbiamo saputo, da una denuncia fatta da Fidel Castro nelle sue “Riflessioni” giornaliere, che mentre iniziavano i mondiali di calcio, Arabia Saudita siglava un trattato con Israele per permettergli di usare il proprio spazio aereo e per fare esercitazioni militari nello stesso (notizia uscita per altro in un raporto del "Times" e che A.Saudita si è affrettata a smentire). Secondo Castro il conflitto è “ad portas”. Parla della terribile guerra che si scatenerebbe, che sarebbe nucleare e generalizzata, e la miccia potrebbe essere proprio una provocazione degli Usa che in questo caso consisterebbe nell’ispezionare, in alto mare, alcune navi iraniane. La risposta sarebbe una pioggia di missili. Secondo lui, forse non arriveremo a guardare i quarti di finale della coppa del mondo. Certo, sappiamo che lui mette la mani avanti, ma non lo fa senza fondamento.

Secondo alcuni studiosi di geopolitica, Israele ha bisogno di un varco per poter bombardare le centrali dove viene arricchito l’uranio. Questo varco potrebbe essere l’Arabia Saudita, oppure la Turchia. La posizione della Giordania sunnita, moderata e filo Usa, in questo caso, ci è sconosciuta. E, dalla Siria sciita, sappiamo che non si può. Nel frattempo, nel G20 la Turchia dichiara di avere appena chiuso il proprio spazio aereo ad Israele, in risposta all’attacco della “Freedom Flotilla”. Sarà una coincidenza? Il problema è che l’operazione può partire dall’Arabia Saudita, ma non tornare da li. Quindi, se dalla Turchia non si può passare, l’unica alternativa è tornare dall’Iraq e poi dalla Giordania. E’ un fatto che soltanto la Giordania sia tenuta a dissipare questi timori.

D’altra parte per bombardare le istallazioni dove si arricchisce l’uranio, Israele ha bisogno di bombe nucleari di ridotte dimensioni. Alcuni sono dei bunker fatti dai sovietici a 30mt sotto terra, per cui bisogna entrare dai tubi di areazione. E gli Usa hanno le planimetrie, questo è certo. Quindi, fin dove sappiamo, il primo bombardamento “lampo” con tecnologie (di punta) nucleari “ridotte”.

Come finirà questa storia? Difficile dirlo? Non credo che l’allarme che qui lanciamo sia ozioso, ed abbiamo indizi sufficienti per nutrire legittimi timori. In ogni caso, e come al solito, non mi rimane che dire: “spero, comunque, di sbagliare”. 

lunedì 14 giugno 2010

COME SI PENSA DI PORRE FINE ALLA VIOLENZA?

Oggi, lunedì 14 giugno 2010, è stato approvato - all’unanimità su proposta del premier Netanyahu - l’avvio di una commissione interna per chiarire le responsabilità dei militari nell’attacco alle navi della Freedom Flotilla perpetrato in acque internazionali dall’IDF, e che ha visto l’uccisione di nove attivisti turchi, il ferimento di decine di persone e l’arresto di centinaia. A due settimane dall’attacco, Israele continua a mostrare il volto di una politica militare unilaterale e prepotente. Noi, purtroppo, ci siamo abituati a questa prepotenza e sembra che anche la comunità internazionale non abbia l’intenzione (o dovrei dire “l'interesse”?) di esercitare le giuste pressioni nei loro confronti per fare chiarezza e giustizia sui fatti del 31 maggio 2010.
Questa decisione, presa unilateralmente ed in contrasto con la richiesta del segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon (che aveva chiesto l’avvio di una commissione internazionale), vede Israele nelle vesti di accusato e giudice contemporaneamente. Insomma, l’ennesima beffa nei confronti del Diritto Internazionale e quindi della comunità internazionale (spesso passiva e compiacente nei confronti delle atrocità che ogni giorno subiscono i palestinesi di Gaza, prigionieri del più grande carcere a cielo aperto del mondo, e che dal 2006 subiscono un pesante isolamento dovuto all’embargo imposto da Israele). Dello stesso parere è il Ministro turco Davutoglu, che ritiene inutile e senza alcuna rilevanza internazionale l’avvio di questa commissione interna. Per la Turchia è particolarmente importante chiarire quel che è accaduto, dal momento che tutti i morti sono di nazionalità turca. Da allora, infatti, hanno interrotto ogni rapporto diplomatico con Israele, ritirando il proprio ambasciatore.
Personalmente non sono sorpreso. Israele ci ha abituati all’unilateralità ed all’uso sproporzionato della forza. Basti pensare alle tante condanne da parte del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU; agli attacchi “preventivi” e fratricidi, come l’ultimo chiamato “piombo fuso” che costò la vita a più di mille persone; o alla politica chiamata di “ambiguità” nei confronti degli armamenti nucleari, ossia, il fatto che non abbiano mai né smentito né confermato di essere in possesso della bomba nucleare (anche se ci sono le prove della loro esistenza). Insomma, nulla di nuovo vediamo oggi. E, tanto per cambiare, gli Usa sono complici di Israele.
C’è, nonostante, una possibile “prospettiva” futura che apre un barlume di speranza. Noam Chomsky, in una recente intervista concessa al Al Ahram Weekly in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Hopes and Prospects”, dichiarava che gli Usa potrebbero presto capire che i loro interessi non sono più in quella zona e che anzi la situazione gli stia comportando molti problemi. Se questo dovesse succedere l’Europa seguirebbe la stessa linea politica, isolando cosi Israele, che vedrebbe la propria situazione complicarsi enormemente e che non potrebbe più agire unilateralmente e nel (quasi) totale silenzio internazionale. E’ fondamentale quindi che Israele cambi rotta, che inizi ad aprire orizzonti di dialogo, e capisca che il proprio futuro e la propria esistenza dipendono dalla possibilità di avviare un processo di giustizia e riconciliazione (assumendone i costi), anche se questa prospettiva appare attualmente irrealizzabile. Il prezzo da pagare, altrimenti, sarebbe un crescendo di violenza (ma in questo caso nel totale isolamento) che farebbe svanire definitivamente le poche prospettive di cambiamento su cui (forse) possiamo ancora nutrire una ragionevole speranza.
Personalmente condanno ogni forma di violenza, da qualunque fazione provenga e credo fermamente nella nonviolenza come unica via di uscita possibile a questo ed a tanti altri conflitti. E’ importante cara alice che tu capisca che non ti scrivo per puntare il dito sui “colpevoli”. Tutti sono responsabili di quel che hanno fatto, ma nessuno è “colpevole” di quando è accaduto. Questo però, cara alice, non significa dire che siano tutti ugualmente responsabili. No, questo non lo posso dire.

Alice Boum © www.Blogger.com changed Un Blog di Disobbedienza Creativa by http://aliceboum.blogspot.com