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lunedì 22 marzo 2010

ESCLUSIVA ALICE BOUM -OVADIA/GRILLO/HENDEL per "Rai per una Notte"-



Paolo Hendel, in tour col suo spettacolo "Il tempo delle susine verdi", Beppe Grillo, da una Piazza Maggiore "a 5 stelle" e Moni Ovadia, in videoconferenza, danno il loro appoggio personale e professionale all'evento "Rai per una notte", che si terrà al Paladozza di Bologna il 25 marzo per la libertà di informazione e in difesa dell'art. 21 della nostra Costituzione. 
Seguite l'evento/manifestazione tramite sky, lo streaming sul web, le numerose piazze d'Italia che si sono organizzate con megaschermi.
Potete trovare tutte le informazioni utili sul sito ufficiale: rai per una notte . it
E contribuire alla riuscita della serata donando 2,50 euro.


sabato 20 marzo 2010

RAI PER UNA NOTTE, LETTERA AI MIEI COETANEI



Tutto è iniziato quando, a fine febbraio, la Commissione di Vigilanza Rai ha annunciato lo stop dei talk show televisivi in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. Un mese di par condicio che si è trasformato in un mese di silenzio elettorale. Eravamo abituati a 48 ore di pausa. Nell'arco di una settimana sono diventati 48 giorni, quasi. Non vogliamo immaginare quale possa essere il destino dei programmi di approfondimento politico da qui ad un anno, di questo passo. Eravamo abituati all'assenza di propaganda elettorale nel giorno precedente e in quello delle elezioni, non alla chiusura dei programmi di informazione politica lungo tutto il mese che precede la data delle elezioni. Eravamo abituati a distinguere tra politica ed informazione. L'informazione non ha niente a che vedere con la politica.

Sia Michele Santoro che Giovanni Floris, conduttori dei programmi rai evidentemente più "colpiti" se solo valutiamo il peso in termini di share di Annozero e Ballarò, avevano salutato il loro pubblico con un "che ne sarà di noi" che faceva pensare ad un adattamento delle loro trasmissioni in modo che il diktat dei vigilantes Rai venisse rispettato.
Niente da fare, tutto da rifare.
Lo stop viene confermato, in un'Italia e mezza che non legge o legge poco i quotidiani, in un'Italia che probabilmente non sa nemmeno chi andare a votare, un'Italia invasa dai reality show, un'Italia che considera i reality show uno spettacolo culturale.
E probabilmente è colpa nostra, che non ci informiamo abbastanza. E' anche colpa nostra, che leggiamo poco. E' colpa nostra che a sentir parlare di politica in politichese ci viene il voltastomaco. Colpa nostra che i reality li guardiamo. Colpa nostra che dalle consultazioni elettorali ci asteniamo, colpa nostra che non siamo come i nostri padri che alla nostra età avevano già tutti una tessera di partito.
Nel gioco delle responsabilità, noi ci prendiamo le nostre.
Nel gioco delle responsabilità, tutti si prendano le proprie.
Viviamo incontestabilmente in un paese in cui il Presidente del Consiglio decide chi e cosa debba andare in onda. Sveglia. A tutti i ragazzi ai quali sento dire che Santoro è fazioso, Floris è comunista, Berlusconi perseguitato. Sveglia. Mi sta bene che a dirlo sia mister B. che ormai ha l'acqua alla gola. Ma voi no. Perchè dovete del rispetto alla storia di questo paese. Perchè studiate, andate all'università, avete il libretto gonfio di lodi. E la demogogia, fa presa sugli ignoranti. Non sulla nostra generazione che è fatta di persone per le quali, grazie alla storia, quello ad informarsi è un diritto ormai sancito. Sveglia. Voglio il Paladozza e voglio Piazza Azzarita, e voglio Piazza 8 Agosto e tutte le case e le piazza d'Italia colme di giovani. Con il loro bel 30 e lode in storia contemporanea, i loro vestiti di marca nonostante la crisi che morde, con uno strumento di straordinaria diffusione come è internet, che quando vogliono si incontrano in centomila solo per stare immobili. Sveglia. Che questa è la nostra lotta. Sveglia. Che siamo diventati grandi. Sveglia. Che non c'entrano niente Michele Santoro, Marco Travaglio, Giovanni Floris, Vauro, Concita de Gregorio, Ezio Mauro, Enzo Biagi, Indro Montanelli. Non c'entrano la destra e la sinistra. Conta quel che sta nel mezzo. Un popolo che almeno una volta nell'arco della giornata si dice "ora basta". Un popolo che è morto per conquistare l'articolo 21 della Costituzione. Un popolo che col cazzo che si lascia mettere un bavaglio sulla bocca, una benda sugli occhi.
Giovedì 25 marzo, ovunque siate, scendete in piazza.

mercoledì 17 marzo 2010

IL MIO AMICO CIAK - Take 6, RAI PER UNA NOTTE

Il mio amico Ciak sta lavorando alla sceneggiatura del suo primo lungometraggio. E' talmente lungo che inizia negli anni Venti e chissà quando finirà. Per lo sfondo ha scelto un'Italia in miniatura, un'Italietta, diciamo. La sua pellicola si apre con un Kurtz alla Apocalipse Now che nella penombra lancia la sua sfida al mondo: "per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare". 
"Resistere, resistere, resistere", è il grido di un dissidente che utilizza abiti simili a quelli del Principe Giovanni di Nottingham, per eludere la censura.
Resistere.
Resistere.
Resistere.
Nell'aria viene sprigionata una sostanza che assopisce le menti ma fortifica il corpo. Nessuno avverte l'intossicazione; tutti percepiscono quell'aria da "aprile dolce dormire", ma solo in pochi se ne sentono prigionieri. La versione in miniatura di Kurtz, in conferenza stampa, spiega che è la dura legge della democrazia. "Il popolo è stanco, chi siamo noi per impedirgli di riposare la mente?". E così, per aiutare il popolo ad entrare in letargo, le città vengono bombardate di neve artificiale. Regna ovunque un silenzio profondissimo, tutto è soffice ed è puro, anche quando la neve nasconde le pietre o si  è poggiata sullo sporco, ciò che importa è l'apparenza.
Basta apparire.
Il film prosegue come al rallentatore per qualche minuto che sembrano otto anni. Entrano dunque in scena dei musicisti che iniziano a blaterare, ancora sotto l'effetto del torpore invernale, che la politica è rock, Kurtz è lento. Sostituirsi a Dio, credersi onnipotente perdendo di vista il limite umano, è questo il grande sogno del protagonista del film. Ma in un mondo che inizia a svegliarsi,  le sue briglie invisibili iniziano ad allentarsi. Nelle campagne al ritmo di Uprising, le persone iniziano a sbadigliare. Tutti hanno fame di ossigeno. Sete di libertà.
They will not force us
And they will stop degrading us
And they will not control us
We will be victorious,
So come on.
Il nuovo film di Ciak, in anteprima il 25 marzo al Paladozza di Bologna.
So come on.

EDITTO BULGARO VERSIONE 2.0

Nella nuova versione rimasterizzata, l'Editto Bulgaro offre delle bonus track registrate negli studi dell'Inchiesta di Trani con la partecipazione inedita del trio Berlusconi - Innocenzi - Minzolini. Dirige il "direttorissimo", musica che "manco nello Zimbawe".

Appuntamento per giovedì 25 marzo, ore 21, Paladozza di Bologna.
Riempiamo il palazzetto, invadiamo piazza Azzarita, trabocchiamo in Riva Reno, attraversiamo via Marconi, passando per gli Appennini blocchiamo Roncobilaccio e Firenze. Stringiamoci forte intorno a Roma, per osmosi ritroviamoci magicamente a Milano. Una coda che da Catania arriva a Torino, che manco il 15 di agosto. E Trieste e Cagliari a fare il trenino, che nemmeno a capodanno. 
[to be continued]




EDITTO BULGARO VERSIONE 1.0




« L'uso che Biagi... Come si chiama quell'altro? Santoro... Ma l'altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »

C'era una volta il 18 aprile del 2002. Il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si trovava in visita ufficiale a Sofia e, in conferenza stampa, rilasciò una dichiarazione che tutti conosciamo con il nome di Editto Bulgaro. L'Italia tornò indietro nel tempo, un tuffo nel nostro incubo storico per eccellenza.
Una mattina mi son svegliato, e ho trovato l'invasor.
Nel 2002 avevo vent'anni. Probabilmente troppo impegnata a capire dove si deve stampare lo statino per poter sostenere un esame, troppo occupata a capire quale autobus prendere per arrivare sotto le Due Torri, troppo presa dal fare amicizia e dall'innamorarmi, ma dell'Editto Bulgaro non mi rimane nessun ricordo visivo. Ricordo solo una sensazione. 
La sensazione di un vuoto, del nero pubblicitario, del blackout, del monoscopio fisso, inerme.
Ricordo questa strana sensazione di abbandono, del mio personale palinsesto cancellato.
E questo è il fiore del partigiano morto per la libertà.
Enzo Biagi e il suo Fatto, Michele Santoro al grido di Sciuscià, il Satyricon di Daniele Lutazzi, un giorno c'erano, il giorno dopo era scomparsi. Peggio, sembrava quasi che non fossero mai esistiti. Io mi chiedevo che fine avessero fatto, quale mostro mitologico li avesse inghiottiti. Continuavo a premere sui tasti del telecomando o a digitare i loro nomi in internet. Nessuna traccia. Sinceramente mi chiedevo addirittura come stessero. Umanamente, che progetti avessero per il futuro. Mi domandavo se si fossero stancati di fare informazione a causa mia, che il giovedì non perdevo mai la serata universitaria, che preferivo uscire per un aperitivo, che mi sentivo salva perchè un uomo chiamato "partigiano" aveva salvato il mio paese. Era già salvo, non era affar mio. Ero fortunatamente scampata alla Storia.

Credo che per la mia generazione l'Editto Bulgaro segni la data di uscita dallo "stato di minorità". Perchè la mia generazione che ne sapeva di cosa fosse la censura? Che ne sapeva del vuoto che ti lascia dentro, un bavaglio sulla bocca? 
Penso anche che, da quel giorno, abbiamo iniziato a sentirci drammaticamente traditi da parte dei nostri padri, delle madri, degli adulti. Penso che in tanti ci siamo chiesti: "perchè lo hanno permesso?". E immagino che in tanti abbiamo pensato, quel giorno, "noi non lo avremmo permesso".
E allora ci vediamo il 25 marzo al Paladozza di Bologna.
Questo è il fiore del partigiano, morto per la libertà.


Alice Boum © www.Blogger.com changed Un Blog di Disobbedienza Creativa by http://aliceboum.blogspot.com