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domenica 9 maggio 2010

IL MIO AMICO CIAK - Take 9, DRAQUILA - L'ITALIA CHE TREMA

Il mio amico Ciak ha inaugurato la sua settimana al cinema Lumiere per vedere dal vivo quella gnocca della Guzzanti. Sul finire, domande dal pubblico. Ciak ha sollevato la mano e ha chiesto a Sabina di sposarlo. Lei ci sta, l'unione, anzi l'Unità, verrà sancita a Cannes.

Sandro Bondi, scelto da Ciak come testimone, rifiuta di seguire la coppia in Francia perchè il suo ruolo istituzionale non gli permette di partecipare a manifestazioni d'amore di propaganda fuori programma. Sabina Guzzanti? Talmente brutta da farci desiderare d'essere intelligenti.

Tuona la Brambilla, che da anni costretta a ruoli di secondo piano, non ci sta ad essere ancora una volta una semplice turista, una stupida damigiana. Ops, damigella. La sua immagine potrebbe uscirne ulteriormente compromessa, già troppe volte vittima della confusione creata dalla sua somiglianza con la cantante Noemi, già troppe volte oggetto di forti critiche per il suo colore di capelli, sinceramente troppo rospo. Ops, rosso. Ci penserà l'avvocatura di Stato ad intervenire nel momento del "qualcuno parli o taccia per sempre".

Ciak ha optato per un vestito anticonformista in stile Dracula per il matrimonio. Guido Bertolaso lo trova fuori luogo, non farà fare una bella figura all'Italia. Tra le due, era meglio vestirsi da mafioso.  Ciak però pensa che se non fosse stato per quel pazzo che ha girato addirittura dieci edizioni de La Piovra, la mafia non sarebbe tanto fashion. Mentre il mantello, si sa, non passa mai di moda.
Inoltre, a sentir parlare di mafia, a Ciak viene voglia di strozzare qualcuno. L'opzione gessato, è stata eliminata.
Bertolaso tenta di farlo riflettere: se volessimo esportare un'immagine decente dell'Italia all'estero, la soluzione migliore sarebbe vestirsi da Protezione Civile. Ciak ci farà un pensierino, è l'anno dei mondiali e una divisa con lo scudetto potrebbe risultare estremamente stilosa.

Denis Verdini omaggia la giovane coppia con un campo eolico a bassissimo impatto ambientale, in Sardegna, e avvisa: a Cannes porterò almeno un milione di persone. Claudio Scajola, invece, ha scelto dalla lista nozze un appartamento con vista sul Colosseo. Ma per Ciak e Sabina sarà una sorpresa, l'onorevole ha predisposto tutto perchè gli sposi se lo ritrovino sotto al culo a loro insaputa.




domenica 2 maggio 2010

Alice senza te sarebbe zoppa. E invece... zUppa!

 Foto di Nicola Praderio
Alice Boum si impone al V Gran Festival Internazionale della Zuppa con un allestimento da primo premio. In diretta al paese delle meraviglie, con l'aiuto prezioso di stregatti, regine di cuori, capellai matti, bianconigli, brucaliffi e Alici locali, globali, totali. Che sia tutto merito degli effetti allucinogeni sprigionati dal nostro fungo?
Abbiamo dovuto mediare con una casa stregatta che teneva in ostaggio i nostri materiali ma grazie ai cuochi ispirati dalla saggezza del brucaliffo, alle regine di cuori che rifilavano due di picche alla sconfitta, al bianconiglio che se ci distraevamo gridava "è tardi, è tardi",  eccoci tutti vincitori.

Che nel paese delle meraviglie, di squadra si vince. E di allegria si disegna, di fil di ferro si costruisce, di creatività si disobbedisce.
Presto online del foto del trionfo. 




domenica 4 aprile 2010

DISSE IL VERME ALLA NOCE DAMMI TEMPO E TI BUCO



Sapete cosa mi pesa di più in questo periodo?
Non tanto la sitazione sociale, umana in cui sono costretto avivere ma i discorsi da "birra al pub" che mi tocca sentire, del tipo.....
-Nel mondo c'è un sacco di merda!- Questo è vero!
-Nel mondo c'è un sacco di violenza!- Vero anche questo!
-Ci sono i cattivi e sono tanti!- Verissimo!
-La puzza di marcio è tanta ed un pò ci nausea!- Come dire di no?
Ma cavolo, è possibile che sia tutto così e basta?
E' possibile che non ci sia chi dopo il pub si fa una bella dormita e poi la mattina seguente alza il suo culo e cerca di cambiare le cose?
Io credo di sì, anzi so che non tutti restano nel "tunnel" della routin quotidiana con la mano sul naso durante il giorno e la birra "incazzata" la sera.
Certo, i polemici potranno dire che è tutto inutile, che tutto resta fine a se stesso, che bisogna trovare la "verità", la soluzione "perfetta", altrimenti si spreca energia, ma io non ci credo!
Io credo che bisogna ascoltare la propria rabbia e trasformarla in energia per creare il cambiamento, tenarci al meno e poi chissà che qualcosa cambia davvero.
So di non essere solo, lo so perchè ho cercato e ho trovato tanto...cosa?
Oggi vi racconto della banca del tempo, si, la parola banca fa storcere il naso anche a me ma, ad ascoltar la storia, il fatto pare interessante.
Nel 1988 proprio qui, proprio in Emilia-Romagna, qualcuno, non so chi, si è inventato che per rispondere ad una "società dell'individuo", ad un mondo in cui ci sono città piene di persone ma dove ogniuno si fa i fatti suoi, dove i soldi sono più amici delle persone, bè proprio in un mondo così si poteva inventare un'iniziativa in cui "si sta vicini", in cui ci sia aiuta non per pietà ma per il valore della condivisione e della convivenza.
La banca de Tempo dice: tu hai una competenza, e tante necessità, poi hai un lavoro ma questo non sempre è sufficiente a farti risolvere ogni bisogno, ed allora? Speri nella beneficenza di qualcuno? Ti cerci  un secondo lavoro così forse apparentemente risolvi le cose ma poi smetti di vivere? No no, allora ti apri "un conto" nella Banca del Tempo e ci metti delle ORE in cui offri la tua competenza e poi comunichi le tue necessità. Così ogni ora che darai diventerà un tuo CREDITO che ti verrà restituito da un altro "correntista" dotato della capacità di soddisfare le tue necessità, tutte le competenze anno lo stesso valore-tempo perchè si spera che se, per esempio, fai il professore lo fai perchè ci credi e non perchè "vale" di più dello spazzino o dell'idraulico.
Ora, la storia può sembrar complessa ma in realtà a farla è semplice e funzionale, funziona perchè invita la gente ad aiutarsi giorno per giorno, funziona perchè è una sorta di economia senza soldi che personalizza gli scambi e riempie la vita delle persone di altre persone, fa stare insieme, quasi come se addirittura si potesse condividere il bisogno e da lì imparare a condividere anche il bello.
Se sul web cercherete la voce Banca del Tempo troverete tanto e tutto sarà più chiaro di me, qui da noi, a Bologna, ci sono addirittura reti di banche del tempo che si intrecciano con reti di Gruppi d'Acquisto Solidale che fanno poi altre cose, insomma un casino di roba e sono forti e visto che, cavolo, le istituzioni, i comuni a quanto pare si stanno impossessando della prerogativa di usare questo strumento snaturandolo a mio parere, bisogna far qualcosa.
Io credo nei piccoli passi che sanno crearne di grandi, che sanno cambiare in profondità il sapore di vivere la quotidianetà, la città, i quartieri, lo stare insieme. Quindi ho un'idea, bastano una decina di persone e buona volontà per mettere su una BdT ed essendo uno strumento di solidarietà, di reciprocità libera e creativa più ce ne sono meglio è, che ne dite? Ci proviamo?
Buonanotte gente.

http://www.tempomat.it/index.asp
http://isole.ecn.org/xm24/article/350/momo-banca-del-tempo
http://www.bandieragialla.it/node/3031

giovedì 1 aprile 2010

“Poteva come tanti scegliere e partire e invece lui decide di restare”.


È forse questione di coscienza. Una mera condizione di consapevolezza.
Non accade solo a Cinisi. Forse a Cinisi accade sempre di meno. Forse quel  9 maggio del 1978 è stato dimenticato da troppe persone in quel di Cinisi. Forse quel 9 maggio ’78 nel resto d’Italia è solo narrato in un film, o cantato dentro una canzone. Forse è troppo lontana quella consapevolezza che troppe cose di quel che ci circondano sono sbagliate. Eppure sarebbe tutto così chiaro e semplice.
Prendere consapevolezza. È forse questo il difficile. Perché se accade in Sicilia “Beh, li la mafia si percepisce anche nelle strade!”; ma se accade a Bologna, “Beh, qui la mafia non c’è!”. E soprattutto se accade in Sicilia, il pazzo che lotta da solo contro la mafia prima o poi salterà in aria. Se accade altrove il pazzo magari farà una manifestazione o scriverà un articolo, ma il giorno dopo tutto sarà come prima.
È forse la percezione del rischio che aiuta la gente a svegliarsi? O forse la percezione del rischio crea paura e perciò silenzio?
Insomma, che cosa è necessario per risvegliare le coscienze?
Una risposta forse esiste. Questa risposta è la cultura. Non conoscenze dogmatiche, o semplicistiche frasi fatte. La cultura come conoscenza della realtà; una realtà che può essere sotto gli occhi di tutti o una realtà diversa, ben nascosta da colletti bianchi e sorrisi splendenti. Imparare a riconoscere dovrebbe essere il dictat di una nuova civiltà.
Il desiderio di un mondo di cultura per sconfiggere l’indifferenza e l’omertà passa anche da queste poche righe. Passa dal Sud, come da Nord. Passa. Ma non deve lasciare indifferenti.

sabato 27 marzo 2010

PROMETTO DI FARLA SEMPRE FUORI DAL VASO

Ore 19. La Redazione di Rai per una Notte ha lasciato in biglietteria degli inviti per i ragazzi di Alice Boum. Li andiamo a ritirare emozionati ma soprattutto onorati. Lì c'è una ragazza con un cartello: "qualcuno ha un biglietto in più?". Mancano poche ore all'inizio della trasmissione, Piazza Azzarita è già gonfia di teste e di bandiere. La sensazione, fortissima, è che chi rimarrà fuori vincerà il duello dei numeri. Che il numero di ospiti che il Paladozza riesce a contenere sia "ridicolo" rispetto a quanti vorrebbero entrare.
Saremo almeno un milione.

Ore 20. Alice Boum c'è. Siamo i ragazzi che in una settimana hanno pubblicato su youtube 6 video - spot per la diffusione sul web dell'evento. 43mila visualizzazioni, decine di commenti. L'Espresso dice che "è l'originalità a farla da padrone". Noi siamo semplicemente felici di aver contribuito, nel nostro piccolo, a rai per una notte. Perchè tra un'ora inizierà lo spettacolo, la fila ai cancelli è impressionante, ma scorre serena. Metà della piazza antistante, proprio sotto il megaschermo, è invasa da giovani e adulti, che stanno seduti per terra. Il flusso che da via Riva di Reno sfocia in Azzarita è costante.
Siamo in piena.

Ore 20.45. Dal microfono una voce avvisa che chi ha i biglietti deve entrare, ora o mai più. In quel momento abbandonare la piazza è difficile. Perchè ti rendi conto che anche "fuori" sarà un bello spettacolo. Perchè dentro e fuori il Paladozza, è rai per una notte. Dentro e fuori Bologna, è rai per una notte.
Ci avviciniamo ai cancelli. La security strappa il nostro invito e tutti, almeno un poco, internamente li insultiamo perchè quel biglietto vogliamo conservarlo, quel biglietto dice che c'eravamo. Riponiamo religiosamente in tasca l'invito mutilato e andiamo alla ricerca di un posto al sole. Una tenda blu, ci passi attraverso e ti si apre davanti un mondo. E' fatto di persone, luci alla ribalta, un brusio assordante.
E' l'alta marea.

Ore 21. Scoppia un applauso. Ha il gusto della liberazione. Uno scatto di adrenalina. Poi il buio, un silenzio che ha tanto da dire. Tutti zitti con la paura di sporcarlo, tutti a guardarsi intorno e a non riconoscere nessuno in particolare, se non una moltitudine. Tu, piccolo. Eppure grande.
Siamo una goccia nel mare di rai per una notte.

mercoledì 24 marzo 2010

NOTTE PRIMA DI RAI PER UNA NOTTE


"La chiave della felicità è la disobbedienza in sè, a quello che non c'è".

Ci siamo quasi. Dieci giorni per mettere in piedi uno spettacolo il cui valore simbolico è di gran lunga superiore a quello "reale". E qualcuno si è sentito dopo tanto tempo fiero di appartenere a questo popolo. Un popolo che infine ha scelto il colore viola. Anche quando, come me, ha continuato, fino alla fine, "ad ignorare che gli alberi son morti".
Infine il viola, anche per chi non è un attivista viola, ha avuto il sopravvento. Perchè a furia di "sparar dritto avanti a sè, a quello che non c'è". A furia di "perder il gusto", per la politica. Abbiamo iniziato a camminare sull'acqua, a prendere consapevolezza del nostro saper "camminare dritto".
Rivuoi la scelta?
Rivuoi il controllo?

Siamo giovani ai quali i propri padri hanno consegnato un paese nel quale i loro figli sembrano contare poco. Siamo giovani che hanno studiato per ritrovarsi depressi a scorrere un elenco degli annunci di lavoro che non esiste. Siamo i giovani del "quello che non c'è". 
Siamo una sorta di peccato originale, disaffezionati a tutto, sembra che la politica non sarà mai il nostro mestiere. Siamo gentaglia che dorme dodici ore al giorno e le restanti non sa nemmeno dire quante siano, perchè la matematica non sarà mai il nostro mestiere. Facinorosi sempre pronti ad incrociare le braccia, yacht alla deriva, ladri di vita. Perchè il lavoro non sarà mai il nostro mestiere.
Viaggiatori senza mete precise, naviganti con l'acqua alla gola, guidiamo ubriachi le nostre macchine e ci schiantiamo il sabato sera. 
Rivuoi la scelta?
Rivuoi il controllo?

Arriva l'alba o, forse no. Ma so che so camminare dritto sull'acqua e, su quello che non c'è.
Negli ultimi dieci giorni mi sono chiesta ripetutamente cosa sia cambiato dal 2002 ad oggi. Perchè allora abbiamo assistito attoniti all'Editto Bulgaro ed oggi invece abbiamo organizzato "rai per una notte". Me lo sono chiesta tante volte e in conferenza stampa ero tentata di domandarlo a Michele Santoro, ma ha prevalso la timidezza. Saremo mica noi ad essere cambiati? Sarà cambiata l'Italia, nel frattempo? Saremo stanchi di essere la gentaglia che millantano? Sarà che i giovani, in questo che è un paese per vecchi, hanno iniziato  ad indignarsi? A mobilitarsi? A disobbedire?
Sarà che forse siamo quelli che hanno più ragioni per essere profondamente, tristemente e amaramente incazzati? Sarà che il sistema nel quale ci avete fatto crescere, sta crollando? Sarà che il vostro modo di definire ciò che siamo, ci sta stretto? Sarà che siete in debito con noi? Che vi siete giocati a poker il nostro futuro?
Siamo una generazione di disoccupati, diseredati, confusi, che iniziano a meledire il modo in cui sono fatti, il loro modo vigliacco di aspettare sperando che ci sia quello che non c'è.
Quello che non c'è, stiamo venendo a riprendercelo.
Domani, ovunque siate, rai per una notte.
Alice.

lunedì 22 marzo 2010

ESCLUSIVA ALICE BOUM -OVADIA/GRILLO/HENDEL per "Rai per una Notte"-



Paolo Hendel, in tour col suo spettacolo "Il tempo delle susine verdi", Beppe Grillo, da una Piazza Maggiore "a 5 stelle" e Moni Ovadia, in videoconferenza, danno il loro appoggio personale e professionale all'evento "Rai per una notte", che si terrà al Paladozza di Bologna il 25 marzo per la libertà di informazione e in difesa dell'art. 21 della nostra Costituzione. 
Seguite l'evento/manifestazione tramite sky, lo streaming sul web, le numerose piazze d'Italia che si sono organizzate con megaschermi.
Potete trovare tutte le informazioni utili sul sito ufficiale: rai per una notte . it
E contribuire alla riuscita della serata donando 2,50 euro.


sabato 20 marzo 2010

RAI PER UNA NOTTE, LETTERA AI MIEI COETANEI



Tutto è iniziato quando, a fine febbraio, la Commissione di Vigilanza Rai ha annunciato lo stop dei talk show televisivi in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. Un mese di par condicio che si è trasformato in un mese di silenzio elettorale. Eravamo abituati a 48 ore di pausa. Nell'arco di una settimana sono diventati 48 giorni, quasi. Non vogliamo immaginare quale possa essere il destino dei programmi di approfondimento politico da qui ad un anno, di questo passo. Eravamo abituati all'assenza di propaganda elettorale nel giorno precedente e in quello delle elezioni, non alla chiusura dei programmi di informazione politica lungo tutto il mese che precede la data delle elezioni. Eravamo abituati a distinguere tra politica ed informazione. L'informazione non ha niente a che vedere con la politica.

Sia Michele Santoro che Giovanni Floris, conduttori dei programmi rai evidentemente più "colpiti" se solo valutiamo il peso in termini di share di Annozero e Ballarò, avevano salutato il loro pubblico con un "che ne sarà di noi" che faceva pensare ad un adattamento delle loro trasmissioni in modo che il diktat dei vigilantes Rai venisse rispettato.
Niente da fare, tutto da rifare.
Lo stop viene confermato, in un'Italia e mezza che non legge o legge poco i quotidiani, in un'Italia che probabilmente non sa nemmeno chi andare a votare, un'Italia invasa dai reality show, un'Italia che considera i reality show uno spettacolo culturale.
E probabilmente è colpa nostra, che non ci informiamo abbastanza. E' anche colpa nostra, che leggiamo poco. E' colpa nostra che a sentir parlare di politica in politichese ci viene il voltastomaco. Colpa nostra che i reality li guardiamo. Colpa nostra che dalle consultazioni elettorali ci asteniamo, colpa nostra che non siamo come i nostri padri che alla nostra età avevano già tutti una tessera di partito.
Nel gioco delle responsabilità, noi ci prendiamo le nostre.
Nel gioco delle responsabilità, tutti si prendano le proprie.
Viviamo incontestabilmente in un paese in cui il Presidente del Consiglio decide chi e cosa debba andare in onda. Sveglia. A tutti i ragazzi ai quali sento dire che Santoro è fazioso, Floris è comunista, Berlusconi perseguitato. Sveglia. Mi sta bene che a dirlo sia mister B. che ormai ha l'acqua alla gola. Ma voi no. Perchè dovete del rispetto alla storia di questo paese. Perchè studiate, andate all'università, avete il libretto gonfio di lodi. E la demogogia, fa presa sugli ignoranti. Non sulla nostra generazione che è fatta di persone per le quali, grazie alla storia, quello ad informarsi è un diritto ormai sancito. Sveglia. Voglio il Paladozza e voglio Piazza Azzarita, e voglio Piazza 8 Agosto e tutte le case e le piazza d'Italia colme di giovani. Con il loro bel 30 e lode in storia contemporanea, i loro vestiti di marca nonostante la crisi che morde, con uno strumento di straordinaria diffusione come è internet, che quando vogliono si incontrano in centomila solo per stare immobili. Sveglia. Che questa è la nostra lotta. Sveglia. Che siamo diventati grandi. Sveglia. Che non c'entrano niente Michele Santoro, Marco Travaglio, Giovanni Floris, Vauro, Concita de Gregorio, Ezio Mauro, Enzo Biagi, Indro Montanelli. Non c'entrano la destra e la sinistra. Conta quel che sta nel mezzo. Un popolo che almeno una volta nell'arco della giornata si dice "ora basta". Un popolo che è morto per conquistare l'articolo 21 della Costituzione. Un popolo che col cazzo che si lascia mettere un bavaglio sulla bocca, una benda sugli occhi.
Giovedì 25 marzo, ovunque siate, scendete in piazza.

mercoledì 17 marzo 2010

IL MIO AMICO CIAK - Take 6, RAI PER UNA NOTTE

Il mio amico Ciak sta lavorando alla sceneggiatura del suo primo lungometraggio. E' talmente lungo che inizia negli anni Venti e chissà quando finirà. Per lo sfondo ha scelto un'Italia in miniatura, un'Italietta, diciamo. La sua pellicola si apre con un Kurtz alla Apocalipse Now che nella penombra lancia la sua sfida al mondo: "per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare". 
"Resistere, resistere, resistere", è il grido di un dissidente che utilizza abiti simili a quelli del Principe Giovanni di Nottingham, per eludere la censura.
Resistere.
Resistere.
Resistere.
Nell'aria viene sprigionata una sostanza che assopisce le menti ma fortifica il corpo. Nessuno avverte l'intossicazione; tutti percepiscono quell'aria da "aprile dolce dormire", ma solo in pochi se ne sentono prigionieri. La versione in miniatura di Kurtz, in conferenza stampa, spiega che è la dura legge della democrazia. "Il popolo è stanco, chi siamo noi per impedirgli di riposare la mente?". E così, per aiutare il popolo ad entrare in letargo, le città vengono bombardate di neve artificiale. Regna ovunque un silenzio profondissimo, tutto è soffice ed è puro, anche quando la neve nasconde le pietre o si  è poggiata sullo sporco, ciò che importa è l'apparenza.
Basta apparire.
Il film prosegue come al rallentatore per qualche minuto che sembrano otto anni. Entrano dunque in scena dei musicisti che iniziano a blaterare, ancora sotto l'effetto del torpore invernale, che la politica è rock, Kurtz è lento. Sostituirsi a Dio, credersi onnipotente perdendo di vista il limite umano, è questo il grande sogno del protagonista del film. Ma in un mondo che inizia a svegliarsi,  le sue briglie invisibili iniziano ad allentarsi. Nelle campagne al ritmo di Uprising, le persone iniziano a sbadigliare. Tutti hanno fame di ossigeno. Sete di libertà.
They will not force us
And they will stop degrading us
And they will not control us
We will be victorious,
So come on.
Il nuovo film di Ciak, in anteprima il 25 marzo al Paladozza di Bologna.
So come on.

EDITTO BULGARO VERSIONE 2.0

Nella nuova versione rimasterizzata, l'Editto Bulgaro offre delle bonus track registrate negli studi dell'Inchiesta di Trani con la partecipazione inedita del trio Berlusconi - Innocenzi - Minzolini. Dirige il "direttorissimo", musica che "manco nello Zimbawe".

Appuntamento per giovedì 25 marzo, ore 21, Paladozza di Bologna.
Riempiamo il palazzetto, invadiamo piazza Azzarita, trabocchiamo in Riva Reno, attraversiamo via Marconi, passando per gli Appennini blocchiamo Roncobilaccio e Firenze. Stringiamoci forte intorno a Roma, per osmosi ritroviamoci magicamente a Milano. Una coda che da Catania arriva a Torino, che manco il 15 di agosto. E Trieste e Cagliari a fare il trenino, che nemmeno a capodanno. 
[to be continued]




EDITTO BULGARO VERSIONE 1.0




« L'uso che Biagi... Come si chiama quell'altro? Santoro... Ma l'altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »

C'era una volta il 18 aprile del 2002. Il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si trovava in visita ufficiale a Sofia e, in conferenza stampa, rilasciò una dichiarazione che tutti conosciamo con il nome di Editto Bulgaro. L'Italia tornò indietro nel tempo, un tuffo nel nostro incubo storico per eccellenza.
Una mattina mi son svegliato, e ho trovato l'invasor.
Nel 2002 avevo vent'anni. Probabilmente troppo impegnata a capire dove si deve stampare lo statino per poter sostenere un esame, troppo occupata a capire quale autobus prendere per arrivare sotto le Due Torri, troppo presa dal fare amicizia e dall'innamorarmi, ma dell'Editto Bulgaro non mi rimane nessun ricordo visivo. Ricordo solo una sensazione. 
La sensazione di un vuoto, del nero pubblicitario, del blackout, del monoscopio fisso, inerme.
Ricordo questa strana sensazione di abbandono, del mio personale palinsesto cancellato.
E questo è il fiore del partigiano morto per la libertà.
Enzo Biagi e il suo Fatto, Michele Santoro al grido di Sciuscià, il Satyricon di Daniele Lutazzi, un giorno c'erano, il giorno dopo era scomparsi. Peggio, sembrava quasi che non fossero mai esistiti. Io mi chiedevo che fine avessero fatto, quale mostro mitologico li avesse inghiottiti. Continuavo a premere sui tasti del telecomando o a digitare i loro nomi in internet. Nessuna traccia. Sinceramente mi chiedevo addirittura come stessero. Umanamente, che progetti avessero per il futuro. Mi domandavo se si fossero stancati di fare informazione a causa mia, che il giovedì non perdevo mai la serata universitaria, che preferivo uscire per un aperitivo, che mi sentivo salva perchè un uomo chiamato "partigiano" aveva salvato il mio paese. Era già salvo, non era affar mio. Ero fortunatamente scampata alla Storia.

Credo che per la mia generazione l'Editto Bulgaro segni la data di uscita dallo "stato di minorità". Perchè la mia generazione che ne sapeva di cosa fosse la censura? Che ne sapeva del vuoto che ti lascia dentro, un bavaglio sulla bocca? 
Penso anche che, da quel giorno, abbiamo iniziato a sentirci drammaticamente traditi da parte dei nostri padri, delle madri, degli adulti. Penso che in tanti ci siamo chiesti: "perchè lo hanno permesso?". E immagino che in tanti abbiamo pensato, quel giorno, "noi non lo avremmo permesso".
E allora ci vediamo il 25 marzo al Paladozza di Bologna.
Questo è il fiore del partigiano, morto per la libertà.


martedì 9 marzo 2010

PROVA A DISOBBEDIRE

Oggi nevica qui a Bologna, la neve quando decide di venire giù è un bel casino per questa città, un po’ come per tutte, ci sono le strade scivolose, le macchine strette nel traffico, gli autobus che non passano, il termometro che va giù, la gente che cammina piano…si, insomma, la neve ci rallenta ed io credo che sia proprio questo il suo più grande pregio, al di à del bianco che ammorbidisce i tetti delle case ed i camini che fumano come nei film, la neve ci costringe a fermarci, a guardarla come ipnotizzati mentre viene giù, lenta, morbida, come se avesse sconfitto il tempo semplicemente non curandosene.
Io credo che ci regali un momento di libertà, libertà dalle nostre giornate piene, dalla corsa contro le 24 ore che non bastano mai, dal lavoro che “nobilita”, da tutto. Per poco, anche solo per pochi minuti o, che dico , secondi, noi siamo un po’ più liberi, come se ritornassimo nel “ventre” della terra, lì i suoi bisogni sono i nostri, la vita è armonia con tutto e tutti ed il tempo di fare o non fare è quello del sole e delle stagioni. Poi succede che dopo pochi attimi la nostra testa invade questa silenziosa sensazione con un mucchio di storie, la giacca che si bagna, il lavoro per cui siamo in ritardo, l’auto dal meccanico e chi più ne ha più ne metta, così ripartiamo e tutto ritorna “normale”. Senza troppe domande ritorniamo a “fare”, incazzati con questa cavolo di neve che doveva esserci proprio oggi, ma chi le ha dato il permesso?
Ora, proviamo a disobbedire, a non tornare “normali”,  ricerchiamo quella sensazione silenziosa dentro di noi, andiamo a ripescarla, anche ritornando bambini se è da così tanto che non guardiamo la neve, ascoltiamola, lasciamola libera di invadere i tanti pensieri “importanti” che affollano la mente..ed appena ne siamo pieni, allora iniziamo ad immaginare! Immaginiamo la nostra vita, il nostro mondo a partire da questa sensazione, dalla libertà che si fa armonia con la vita in ogni sua forma, dal tempo che cede il passo al sogno, insomma da noi.
Ecco, ora siamo pronti per guardare questo video, non so se è così che si cambia il mondo, ma chi può saperlo?
Io credo che nella rierca della "ricetta" per un mondo libero questo sia un tentativo che vale la pena di vivere...


martedì 2 marzo 2010

PRIMO MARZO A BOLOGNA -IL VIDEO DI ALICE BOUM-

Bologna, 1 Marzo 2010




Tu di che razza sei, UMANA o DISUMANA?

Mentre la democrazia italiana sembra ormai in un coma irreversibile e continuano i dibattiti se continuare le cure oppure staccare la spina; mentre la maggior parte degli italiani sembra guardare confusa un paese in cui o sei ladro o non governi; in cui sempre più persone perdono il posto di lavoro mentre si finanziano enormi opere pubbliche mai concluse solo per appaltare a qualche parente; ebbene in quest’Italia, sorprendentemente, qualcuno si muove.
Qualcuno scende in piazza, qualcuno scrive manifesti alla vecchia maniera, qualcuno si indigna!
Ieri primo marzo 2010 credo sia accaduto qualcosa di talmente nuovo che non tutti hanno compreso: per la prima volta da tanti anni tutti gli italiani liberi, gli italiani critici, quelli che ancora hanno una testa per pensare e l’energia per camminare hanno deciso di reagire. Parlo di italiani e non di immigrati o di stranieri, parlo delle persone che ieri ho visto sfilare per Bologna, di tutti i colori, in tutte le lingue, con mille storie diverse alle spalle, ma che condividono ora questo paese.
Questo è quello che ora è tanto nuovo: chi non ha voce impara a farsi sentire,  gli invisibili escono allo scoperto. Nel nostro sonnecchiante paese è da queste persone che si inizia a  cambiare e i politici di tutte le bandiere dai loro polverosi salotti non sanno bene cosa dire, a cosa aderire, non sono più loro che creano le piattaforme, non sono più loro che indicono gli scioperi e  non lo sono più da quando hanno dimenticato di scendere per le strade.
La nuova politica parte da qui e se gli opulenti incravattati non lo capiranno, i risultati saranno davvero preoccupanti. Per quanto tempo ci si accontenterà di lavorare in un paese, di far nascere i propri figli in questa terra senza avere alcun diritto: senza poter scegliere i governanti, maltrattato per il proprio colore, per la propria religione per la propria lingua?
Paulo Freire diceva che il passo fondamentale per l’emancipazione degli oppressi è la “coscientizzazione”, questo sta accadendo: gli oppressi stanno prendendo coscienza del loro potere, della loro forza, da qui qualcosa necessariamente dovrà cambiare, il come e che direzione prenderà dipenderà da noi e dal mondo in cui vogliamo vivere.
Ieri a Piazza Maggiore, Cecile  (coordinamento primo marzo Bologna), parlava di lotta nonviolenta, l’unica lotta per noi efficace ed è questa la lotta a cui hanno deciso di prender parte ieri le migliaia di persone che hanno scioperato.
Qualche esempio: Napoli, il corteo più numeroso, 20.000 persone hanno dato vita alla più colorata manifestazione che la città abbia mai visto; i cittadini stessi erano stupiti, speriamo si rendano finalmente conto del magnifico potenziale rivoluzionario di questa città.
Milano, nonostante i fatti di via Padova, si sfila e si balla fino a sera inoltrata.
Bologna, eravamo in 10.000, le strette vie del centro sembravano non contenerci, abbiamo danzato gridato contro chi ci chiama clandestini, abbiamo nomi, idee, risorse e vogliamo farlo vedere. Persone di ogni razza e di ogni età uniti sotto gli stessi striscioni.
Ieri un cartello diceva: “Tu di che razza sei, umana o disumana?”, Alice si è emozionata, perché pensa davvero che queste siano le persone che possono costruire insieme il mondo che lei sogna. Questo è l’unico posto di cui Alice vuole la cittadinanza!
Grazie a tutti quelli che ieri ci sono stati.

 



lunedì 1 marzo 2010

1° MARZO 2010, il primo sciopero degli stranieri: "24H SENZA DI NOI", COSA ACCADRA' A BOLOGNA. Dalle ore 15 in Piazza Nettuno fino a sera

1 Marzo a partire dalle ore 15 – PRESIDIO FINO A SERA

Una giornata di sciopero contro la legge Bossi-Fini, contro il pacchetto sicurezza, per la piena cittadinanza, contro il razzismo

Non possiamo prevedere i numeri che faranno del centro di Bologna una piazza contro il razzismo, ma sappiamo che questa mobilitazione inedita è cresciuta giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Sono numerosissime le adesioni pervenute fino ad ora, ma questo movimento è frutto soprattutto di una mobilitazione autonoma e dal basso fatta di uomini e donne migranti e italiani, dell’incontro di diversi percorsi, di assemblee, di riunioni, del passaparola, di volantinaggi e iniziative che hanno attraversato i posti di lavoro, le scuole, le università e altri luoghi di Bologna con la voglia di essere protagonisti.

Lo abbiamo detto e lo faremo: saremo soprattutto con e dalla parte delle e dei migranti, e di quei lavoratori e quelle lavoratrici che lunedì decideranno di scioperare. Invitiamo ad unirsi a noi in piazza tutti coloro che rifiutano il razzismo istituzionale, che dall’alto indica i migranti come nemici, tutti quelli che non hanno creduto a chi da subito ha detto che “una giornata senza di noi” nel segno dei migranti avrebbe diviso. Saremo in piazza anche per dire che non solo a Rosarno, ma in Italia in generale, il razzismo esiste di fatto come pratica istituzionale e sociale che produce sfruttamento e semina paura, diffidenza e odio.


Il 1 marzo non saremo genericamente antirazzisti, ma diremo chiaramente che rifiutiamo la Bossi-Fini con il contratto di soggiorno per lavoro e il “pacchetto sicurezza” con il reato di clandestinità e tutto ciò che ne consegue. Queste leggi funzionano, ogni giorno, anche a Bologna: è dunque tempo di farsi avanti per una società diversa, dove nessuno sia ricattabile e discriminato solo perché straniero. Il 1 marzo rovesceremo questa logica e praticheremo l’antirazzismo stando con i migranti e dalla parte dei migranti, sapendo che la libertà dei migranti è la libertà di tutti.

Cosa succede in piazza Nettuno? Diverse iniziative si ritroveranno a piazza nettuno a partire dalle ore 15, accogliendo tutti coloro che si uniranno al PRESIDIO:

* Dalla mattina lettura di un testo contro il razzismo che spieghi la giornata del primo marzo nelle scuole medie e superiori, Coordinamento precari scuola di Bologna;

* Allestimento mostra fotografica “a different eye” con fotoworkshop (foto scattate dai partecipanti alla manifestazione con un occhio differente....). Associazione Interculturale DAWA a cura di dante Farricella e TPO, con la collaborazione di tutte le associazioni/ gruppi che hanno partecipato all'organizzazione dell'evento;

* Esposizione fumetti sulla diversità di Pino Ligabue (schede appese su un pannello);

* Angolo Yellow shopping: vendita di materiale giallo ( magliette, spille, palloncini, sciarpe, ….);

* Volantinaggio e distribuzione di materiale per la difesa dei diritti dei migranti in italia a cura di vari associazioni;

* Passaporto per tutti: distribuzione di fac simile di passaporti in piazza, associazione Ya Basta;

*Permesso di scuola, Diritto di parola!
Lezioni in piazza con gli insegnanti e gli studenti delle scuole di italiano per migranti di Bologna, a cura della Rete delle Scuole di Italiano per Migranti;

* Lettura di testi/poesia a cura delle associazioni presenti alla manifestazione: rete delle donne migranti – intrecci, comitato di Imola, coordinamento precari Bologna, prometeo, Sokos, Emergency, Popolo Viola;

* Musica hip hop against racism, a cura del centro sociale TPO;

* Messaggio da parte dei comitati Emilia – Romagna;

* Microfono aperto in piazza: la parola a chi ha deciso di partecipare all'evento, a partire dai migranti e da coloro che sciopereranno lasciando il posto di lavoro, Coordinamento Migranti Bologna e provincia.

Invitiamo a continuare la mobilitazione fino all’ultimo momento.


Comitato Primo Marzo Bologna

domenica 28 febbraio 2010

1° marzo: RASSEGNA STAMPA









sabato 6 febbraio 2010

Solitudini contemporanee

Sono schiavo dell' i-pod ormai da quattro anni.
La prima volta che l'ho usato era il 2006, l'Italia aveva appena vinto il campionato mondiale di calcio, erano le sette del mattino e io stavo andando a lavorare dopo una notte passata insonne a causa delle urla e dei botti dovuti ai festeggiamenti. Avevo trascorso la notte della vittoria chiuso in casa alla ricerca di un po' di pace, non sopportavo l'idea di decine di persone in piazza a esultare per una cosa così inutile soprattutto visti i gravissimi problemi in cui versava, e versa ancora oggi, l'Italia.
Su quel treno tutti avevano il giornale, non avevo mai visto la gente così euforica, quel treno che solitamente, alle sette del mattino, era silenzioso e sonnolento quel giorno vibrava di una, dal mio punto di vista, insopportabile eccitazione. Mi sedetti accanto a un signore che, subito, mi chiese se ero felice che l'Italia era campione del mondo. Lo guardai esasperato e gli dissi che non me ne fregava niente. Lui ci rimase malissimo, non potendo parlare di calcio con me cominciò a guardarsi intorno sino a quando non trovò qualcuno con cui condividere la machissima italica fratellanza (presente solo durante i mondiali di calcio). Vidi una signora che, anche lei esasperata, si metteva le cuffie alle orecchie e accendeva il suo i-pod, fu un'illuminazione, mi ricordai che anche io ne avevo uno nella mia borsa.
Da quel momento l'i-pod è diventato il mio modo per isolarmi dal mondo, un'abitudine terribile, me ne rendo conto solo ora.
Passiamo il nostro tempo ad isolarci dagli altri, stanchi, depressi, arrabbiati, cerchiamo di eliminare ogni tipo di contatto umano, la fisicità, quando non richiesta, ci irrita terribilmente.
Quando scendo dal treno e cammino nel sottopassaggio della stazione di Bologna, con le cuffie nelle orecchie, isolato in mezzo alla gente, penso sempre al film Zombi di Romero, è questa l'immagine che ogni giorno mi arriva alla mente.
Paradossalmente è più facile rapportarci con gli altri attraverso i mass media, su facebook parliamo e facciamo gli auguri di compleanno a persone che neppure conosciamo, “amici” virtuali con i quali, probabilmente, nulla abbiamo in comune. Mettiamo in una piazza virtuale i nostri pensieri, le nostre emozioni, i nostri sentimenti, le nostre idee ma quando dobbiamo confrontarci fisicamente con qualcuno ci chiudiamo in noi stessi, ricorriamo ad altri espedienti tecnologici per ritrovare la nostra pace, siamo soli in un mondo in cui esserlo è proibito. Ci isoliamo dai presenti parlando al cellulare con gli assenti, evitiamo il confronto proteggendoci con la musica, siamo gentili con persone virtuali e intolleranti con chi ci sta fisicamente davanti.
A volte succede che la piazza “virtuale” si trasformi in piazza “reale” come è accaduto con il no Berlusconi day o come è accaduto con i tanti micro pride contro l'omofobia.


Ma il problema è decisamente più grande di quello che potremmo pensare perché l'errato utilizzo dei mezzi tecnologici ci sta rendendo apatici e insensibili. La cosa peggiore è che abbiamo dato questi strumenti, che neppure noi adulti riusciamo a “domare”, alle nuove generazioni.
Immaginate di avere quindici anni oggi, bombardati, da mattina a sera, da innumerevoli informazioni. Immaginate di aver visto la guerra in televisione sin da bambini, di aver visto la fame e la morte attraverso quello schermo piatto. Ormai siamo abituati all'orrore, tanto che neppure ci fa più effetto, tanto che se accade qualcosa per strada noi continuiamo nel nostro percorso. Quindici anni e tutto un mondo virtuale in cui nascondersi, un mondo virtuale in cui puoi essere ciò che vuoi. L'amicizia, l'amore, il sesso.
Tutto senza difficoltà.
Niente genitori, niente professori.
La vita virtuale è decisamente meglio, no? E per quella reale basta mettersi le cuffie alle orecchie e spararsi la musica al massimo.
Niente rotture, niente confronti.
Freddi e tecnologici.
Come macchine.

mercoledì 3 febbraio 2010

Viaggio del migrante





DA QUI SI COMINCIA!
Non so se vi è mai capitato di mettere le dita nel barattolo della Nutella da piccoli e poi interrogati da vostra madre, non avete avuto il coraggio di confessare il misfatto, a quel punto c’è chi nega, chi cambia discorso o chi decide che infondo incolpare il figlio del vicino può essere credibile e senza troppe conseguenze. C’è poi chi questa strategia continua a metterla in atto per anni arrivando a nascondere interi barattoli sotto il letto e inventando strane storie sul figlio del vicino per non destare sospetti. Fino a quando, con le dita tutte sporche ed ogni genere di provviste rubate, nascoste in ogni luogo, riesce a non farsi più vedere dalla madre, troppo occupata ad arrabbiarsi col vicino perché: “che razza di educazione dava a quel figlio?!” e ad escogitare metodi per chiudere casa sua agli estranei.
Poniamo il caso che il bambino che mette le dita nel barattolo fosse un candidato qualsiasi in un nostro comune, regione o addirittura governo chi sarebbe il figlio del vicino? Quale sarebbe la sua strategia per non farci più vedere le sue dita sporche e le provviste rubate da anni? In quest’ipotetico  caso noi cosa sceglieremmo?
Questo è lo strano ragionamento che facevo ieri, seduta in un multisala bolognese qualunque, mentre aspettando l’inizio del film: davano uno spot per le regionali, la campagna del candidato era sulla legalità (parola che ormai appartiene ai politici come la pace nel mondo ai discorsi di miss Italia), ebbene, il punto nevralgico era rispettare finalmente sto cavolo di reato di clandestinità, un po’ vaso di Pandora nella prima ridente e “bianca” Emilia.
A chi polemizza contro queste campagne definendole razziste, in politichese gli si risponde che si parla di immigrazione clandestina come reato e non si contesta l’immigrazione regolare, il che equivale a dire che se ti trovi in una casa in cui c’è una fuga di gas, stai per morire e tenteresti di scappare anche buttandoti dal balcone devi stare fermo e contattare qualcuno che ti faccia un regolare contratto d’affitto in un altro stabile prima di poter uscire; chi di noi non lo farebbe?! Chi di noi non tenterebbe ogni mezzo di fuga da un paese che in cui non hai prospettive di vita? E’ possibile azzardarsi a chiamare questo reato?
Come mai in nessun dibattito televisivo si accenna a quanto sia necessaria la diversità per far crescere un paese; lo vediamo ogni giorno perché con la nostra chiusura questo paese invecchia in sonnolenti retoriche. E’ dalla ricchezza, dallo scambio che si crea e di questo credo che ne abbiamo esperienza tutti.
La settimana scorsa, mentre in una gelida piazza Nettuno, qualcuno si stringeva per manifestare contro l’espulsione dei migranti a Rosarno, abbiamo visto un commovente striscione che recitava una frase: “Diverso, perché? Straniero, dove? Altro, quando? Siamo tutti parte del medesimo respiro!”; mi piacerebbe vedere tra qualche anno un’Italia che riesce a dirsi con ironia e saggezza: “Diverso, straniero, altro?...Mbè?”

Da qui parte la nostra prima inchiesta, siamo convinti che il nostro primo strumento di lotta sia la conoscenza, quella che attinge da più fonti possibili, quella che non si esaurisce mai e che ascolta tutti perché non ne ha paura.
Quindi partiamo armandoci di qualsiasi strumento ci possa servire: impareremo le leggi, ascolteremo voci sconosciute, percorreremo insieme le strade della nostra Bologna e ci arricchiremo delle immagini di tutti coloro che ci aiuteranno.
Invitiamo tutti a incuriosirsi, scrivere e partecipare.
Questo è il nostro punto di partenza, Alice presto riuscirà a raccontare con cosa ci stiamo sporcando le mani, speriamo riuscirà anche a parlare di tutte le nostre emozioni mentre guarderemo il mondo di cui scatteremo mille fotografie da altrettanti punti di vista.
Da qui si comincia…
  


Alice Boum © www.Blogger.com changed Un Blog di Disobbedienza Creativa by http://aliceboum.blogspot.com